dintorni

FORTEZZA BRUNO: 1200 Anni di storia

SICILIA: Una terra da esplorare.

i dintorni di Ispica

Ispica


"Ispica o Spaccafurnu in siciliano" è situata sulla collina "Colle Calandra" ad un'altitudine di 170 m s.l.m. e a 7 km dalla costa. Il suo territorio ha un'altitudine che va dai 0 m s.l.m. ai 309 m s.l.m.
L’etimologia del nome Ispica è incerta, per alcuni deriva dal latino gypsum “calce” o dalla frase greca gupsike kaminos “fornace calda”, che si ricollegherebbe al toponimo “Spaccaforno”.
Nel territorio si succedettero le dominazioni sicula, greca, romana e bizantina. I musulmani arabi e berberi dominarono la regione dal IX all'XI secolo. La dominazione saracena terminò quando tutta la Sicilia sud-orientale fu liberata da Normanni guidati da Ruggero il Normanno. Il primo documento che menziona l'abitato con il nome di Isbacha è del 1093, in una bolla che papa Urbano II emanò subito dopo la fine dell'occupazione araba della regione.
L'11 gennaio 1693 alle ore 13,30 Ispica fu colpita da un violento terremoto il quale, assieme al terremoto del 1908, rappresenta l'evento catastrofico di maggiori dimensioni che abbia colpito la Sicilia. Il terremoto rase al suolo l'intera cittadina che prima si estendeva per gran parte all'interno della Cava Ispica. Venne distrutto il Fortilitium (castello medievale della famiglia Statella) e numerose chiese non furono più ricostruite.
La città venne ricostruita nella zona pianeggiante al di fuori della cava, ma l'antico insediamento non venne mai del tutto abbandonato.
Alcuni quartieri furono ricostruiti intorno alle chiese danneggiate rimaste ancora in piedi di San Antonio e del Carmine, mentre altri furono ricostruiti ex novo secondo il tracciato di due ingegneri arrivati da Palermo al seguito di don Blasco Maria Statella.
La nuova Spaccaforno portò la nascita di bellezze barocche come Santa Maria Maggiore, la Chiesa di San Bartolomeo e la S.S. Annunziata alle quali si aggiunsero le bellezze liberty di Palazzo Bruno dell’architetto Gagliardi e Palazzo Bruno di Belmonte dell’architetto Basile.
Dal 1812 la città fu incorporata nel distretto di Modica e nella provincia di Siracusa, dalla quale passò nel 1927 alla nuova provincia di Ragusa.
La città attuale comprende un'area di impianto settecentesco, posteriore al terremoto, con una maglia stradale a scacchiera a strade larghe e diritte e un'area di impianto medievale con tracciati irregolari. Quest'ultima è adiacente a una rupe dove si trovano i ruderi dell’antico castello dei Signori Statella e dell'antica città di Spaccaforno. .

Antiche produzioni


Il sesamo di Ispica.
Ispica conserva una produzione molto particolare e antica, introdotta in Sicilia al tempo della dominazione araba, quella del sesamo.
La varietà ispicese è stata selezionata due secoli fa dai contadini della zona e ha un seme di piccole dimensioni, colore ambrato e sapore intenso.
Fino a cinquanta anni fa in Sicilia circa 450 ettari erano destinati al sesamo in Sicilia, 400 dei quali in provincia di Ragusa, in particolare nella zona di Ispica a sud est dell’Isola.
Questa zona infatti, un tempo, era ricca di terreni paludosi che, nei mesi primaverili si prosciugavano mantenendo l’umidità perfetta per la semina, senza bisogno di irrigazione.
Negli anni la produzione è calata drasticamente a causa della raccolta molto laboriosa e della forte competizione del prodotto importato.

Noto


Arroccato su un altopiano che domina la valle dell’Asinaro è un piccolo gioiello del barocco siciliano.
Importante centro siculo, romano, bizantino e poi arabo, fu distrutto nel pieno del suo splendore dal terremoto del 1693.
Con la ricostruzione, per la quale furono chiamati grandi architetti, Noto è divenuta una magnifica città d'arte, patrimonio Unesco.
La città medievale, di cui sono visibili tracce delle mura e del castello, corrisponde all'antica Neto. L'impianto della città nuova è quello barocco, basato su vie ampie e rettilinee intervallate da piazze con scalinate su cui si affacciano chiese e palazzi.
Tre le piazze principali, piazza dell'Immacolata con l'omonima chiesa; piazza del municipio, circondata da ben quattro edifici: il palazzo comunale, la chiesa del Santissimo Salvatore (1791-1801), il palazzo vescovile e lo splendido duomo di San Nicolò (1771), che domina dall'alto di una scenografica scalinata.
Nelle piazza XVI Maggio sorgono invece la chiesa di S. Domenico (1727), con facciata curvilinea, e il convento domenicano con un bellissimo portale bugnato. Nella chiesa del Crocifisso si conserva la statua della Madonna della Neve scolpita dallo scultore Francesco Laurana nel 1471.

Modica


Modica sorge alla confluenza di due fiumi in provincia di Ragusa ed è famosa oltre che per i suoi tesori artistici anche per un'antica tradizione dolciaria.
Inclusa nel 2002 con il Val di Noto nella World Heritage List dell'UNESCO per il suo centro storico ricco di architetture barocche, Modica è nota in tutto il mondo per il suo cioccolato.
Il cioccolato di Modica ha origini antichissime e trova la sua origine nella dominazione spagnola della Sicilia, quando gli occupanti ne introdussero la lavorazione proprio nella “Contea di Modica”, un tempo la maggiore del Regno di Sicilia.
Il cioccolato prodotto a Modica, contrariamente a quanto avviene nel resto del mondo, non è mai passato alla lavorazione industriale, conservando così nel corso dei secoli un sapore autentico basato sulla purezza degli ingredienti e l’artigianalità della sua lavorazione, meritando così la denominazione di prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta).
Il cioccolato modicano viene lavorato ancora oggi come facevano gli aztechi nell'antico Messico, con una lavorazione che lascia inalterate le caratteristiche organolettiche del cacao. Decisamente da provare !!!

Ragusa e Ragusa Ibla


Ragusa, la "città dei ponti".
L’appellativo è dovuto alla presenza di tre ponti, di valore storico, che fanno da sfondo al panorama.
Non solo la città dei ponti ma anche "l'isola nell'isola" o "l'altra Sicilia" come è stata definita da letterati, artisti ed economisti grazie alla sua storia e al contesto socio-economico molto diverso dal resto dell'isola.
Nel 1693 fu interessata da un devastante terremoto che ne causò la distruzione quasi totale, mietendo più di cinquemila vittime. La ricostruzione, avvenuta nel XVIII secolo, divise il capoluogo ibleo in due grandi quartieri: da una parte Ragusa superiore, situata sull'altopiano, dall'altra Ragusa Ibla, sorta dalle rovine dell'antica città e ricostruita secondo l'antico impianto medioevale.
I capolavori architettonici costruiti dopo il terremoto, insieme a tutti quelli presenti nel Val di Noto, sono stati dichiarati nel 2002 Patrimonio dell’Umanità dall'UNESCO. Ragusa è uno dei luoghi più importanti per la presenza di testimonianze d'arte barocca, come le sue chiese ed i suoi palazzi settecenteschi.

Scicli


Insignita, nel 2002, del titolo di Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO, la monumentale città barocca, dalle suggestive forme, rievoca alla memoria un presepe vivente.
Elio Vittorini nel suo romanzo incompiuto Le città del mondo: “La città di Scicli sorge all'incrocio di tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo di una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini... “
Il suo territorio comunale si estende dal mare alle propaggini meridionali del tavolato ibleo.
I paesaggi sono molto vari: si passa dalla costa, coperta dalla macchia mediterranea, ai pendii dolci di origine alluvionale dell'entroterra con ulivi, mandorli e carrubi fino a giungere ai rilievi calcarei della parte settentrionale e interna in cui sorge il capoluogo.

"La Fortezza Bruno e i “Luoghi di Montalbano”


Fortezza Bruno si trova in posizione baricentrica per scoprire i luoghi (Vigata, Marinella, Montelusa, la Mannara) dell'opera letteraria “Il Commissario Montalbano” dello scrittore Andrea Camilleri e ricreati dal regista Alberto Sironi e dallo scenografo Luciano Ricceri nella provincia iblea.
Ragusa, Scicli, Modica, Comiso, Vittoria, Ispica e Santa Croce Camerina sono i Comuni che, insieme a molte residenze private, hanno arricchito, con la loro indiscutibile bellezza architettonica, la scenografia dei 20 episodi della serie televisiva offrendo ai telespettatori un concentrato di sapori e tradizioni tipiche della Sicilia meno nota, quella della Fortezza Bruno.

Pantalica


Probabilmente il canyon più grande d’Europa, ricco di vegetazione sia di antiche origini antropica (vi si praticava l’agricoltura), sia di origine naturale di tipo ripariale, arborea ed arbustiva.
Il fiume Anapo ha formato le profonde gole che connotano l’area e lungo le quali, in epoca preistorica, antiche popolazioni ne fecero villaggio e necropoli. Molti sono i sentieri percorribili da ovest ad est dalla parte bassa, vicina al fiume, alla parte alta dove si ritrovano interessanti resti archeologici.
Uno dei più consueti e praticabile da tutti è quello che segue, in gran parte, il percorso della vecchia ferrovia Vizzini-Siracusa, ormai, da anni, in disuso. Volendo, si può salire nella parte alta della riserva sino all’Anaktoron, che rappresentava l’area di residenza del principe di turno, attraverso la Necropoli di Filiporto e le piccole cappelle rupestri.

Vendicari


La riserva naturale orientata “Oasi Faunistica di Vendicari” è stata istituita nel 1984 dalla Regione Siciliana. Si trova tra Noto e Pachino (provincia di Siracusa) con un territorio che si estende per circa 1512 ettari.
All’interno della riserva, vive indisturbato un intero ecosistema.
Frequentemente vi ritroverete davanti a paesaggi mozzafiato, vegetazione fitta che si apre improvvisamente a un mare cristallino, a spiagge lunghissime e dorate, che in poche centinaia di metri diventano rocce a strapiombo su un mare profondo.
Dai capanni di osservazione potrete ammirare Fenicotteri, Aironi, Cicogne che sostano qui prima di raggiungere le mete migratorie definitive.
Da non perdere, all’interno dell’oasi l’antica tonnara di origine araba.
La tonnara di Vendicari, detta anche Bafutu, ossia anticamente del Capo Bojuto, fu una tonnara di ritorno, cioè una tonnara che pescava i tonni che dopo la stagione degli amori ritornavano in mare aperto.
Notizie certe della tonnara di Vendicari o Bajuto si hanno solo a partire dal 1600 quando nell’isola si attiva un processo di liquidazione e privatizzazione del regio patrimonio, al fine di rimpinguare le casse dello stato, tonnare comprese.
Imponente la Torre Sveva utilizzata come punto di vedetta e segnalazione contro le scorribande di navi di pirati ed eventuali attacchi nemici. Poco distante dalla torre sveva, in riva al mare sono presenti delle vasche per la lavorazione del tonno e la produzione del garum, indice di una continuità della tradizione anche nei secoli successivi attraverso lo sviluppo della vicina tonnara.

Marzamemi


E’ la frazione marinara del comune di Pachino da cui dista circa 2 km.
Si trova in provincia di Siracusa. L'origine del nome Marzamemi è controversa: secondo alcuni deriverebbe dalle parole arabe marza ('porto', 'rada', 'baia') e memi ('piccolo'), mentre secondo il glottologo netino Corrado Avolio, il toponimo deriverebbe dall'arabo marsà ‘al hamam, cioè 'baia delle tortore', "per l'abbondante passo di questi uccelli, in primavera".
ll borgo è nato attorno all'approdo, poi divenuto porto da pesca, e si è sviluppato grazie a quest'ultima attività, molto praticata ancor oggi, dotandosi anche di una Tonnara, tra le più importanti della Sicilia.
La tonnara di Marzamemi risale al tempo della dominazione degli arabi in Sicilia.
Nel tempo, intorno all’antica tonnara sorsero il palazzo, la chiesa della tonnara e le casette dei marinai. Nel 1912 fu costruito a Marzamemi uno stabilimento di lavorazione del tonno salato e in seguito del tonno sottolio. La pesca della tonnara fu abbondante fino al dopoguerra.

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